Napoli una città cancellata dal turismo
Una volta Capodimonte era tutta campagna. Ora è tutta campagna elettorale: la salita Moiariello che si inerpica verso il Bosco borbonico e il celebre Museo dei Caravaggio e delle porcellane è una esposizione permanente di manifesti elettorali. Elezioni europee; provinciali; comunali; politiche; referendum.
Ad un certo punto, il muro si interrompe e irrompe un belvedere sconosciuto ai più, la veduta d’una città oltre ogni oleografia. Da Capodimonte il mare bagna poco Napoli. Si vede l’aeroporto, il serpente d’asfalto della Tangenziale e giù a perdita d’occhio, Palazzo Fuga, i grattacieli del Centro direzionale e le case popolari.
Ogni anno, a Pasquetta, quando i turisti fanno questo cammino di Santiago per giungere al Museo o all’Osservatorio Astronomico, si fermano e guardano. Fanno il respiro lungo. Il tedesco legge la mappa, due ragazzi inglesi con un sacco a pelo si abbracciano e il giapponese è ovvio che scatti una foto.
Quest’anno il basolato dei vicoli che videro Sofia Loren e Marcello Mastroianni interpretare Adelina ‘a contrabbandiera e Carmeniello il marito-stallone di ‘Ieri, oggi, domani’ è stato lavato da abbondante acqua piovana. E nessun tedesco ha cacciato nessuna mappa, nessuna coppia di inglesi si è abbracciata, nessun giapponese ha scattato nemmeno una foto.
Ma non è fuga dai rifiuti. Non è sporca, Napoli.
O meglio: nei giorni di Pasqua e Lunedì dell’Angelo, non è stata più sporca dei tanti anni trascorsi nell’inesorabile, silente degrado di strade e piazze. L’emergenza rifiuti è una specie di calzino vecchio: si buca, si rattoppa, si buca di nuovo. Ieri c’era la toppa, oggi non si sa. Resta però un calzino vecchio, da buttare.
L’ente nazionale Turismo sostiene che i rifiuti non hanno portato un danno d’immagine, gli albergatori invece si disperano. Il governatore Antonio Bassolino maledice la congiuntura economica mondiale sventolando una copia del berlusconiano ‘Il Giornale’ (’lo scrivono pure loro che è così!’) e invece i tour operator imprecano e se la prendono con lui e con i cumuli di pattume piazzati davanti agli Scavi di Pompei e per le strade dei Decumani greco-romani.
E ieri, passata la dead line della Pasquetta 2008 chi ha avuto ragione? Nessuno. Ci ha pensato il vento africo, come ancora i vecchi ex contrabbandieri di sigarette chiamano il Libeccio, a spazzare le polemiche. Per farla breve: piove come dio comanda, a Napoli. Poche scampagnate, dunque. E quindi va a farsi friggere almeno per ora, il pacchetto ‘Easy Napoli’, l’ultima trovata di marketing della Regione Campania.
Per la serie ’sopportate la monnezza, in cambio ci saranno sconti, un giro in bus e una calda sfogliatella’. Il maltempo ha distrutto anche la possibilità dei ‘last minute’, come spiega il presidente di Federalberghi-Napoli, Pasquale Gentile: ‘Sarebbe un buon risultato, poter tirare le somme e verificare una presenza negli hotel a 3 stelle del 50 per cento rispetto alla disponibilità delle camere. Tuttavia, a causa delle condizioni meteorologiche non si è potuta concretizzare nemmeno quell’ipotesi di recupero con sconti all’ultimo minuto’.
L’altra campana è rappresentata dall’Ente provinciale turismo di Napoli: indice di riempimento delle stanze pari al 60 per cento (cioè occupate 6 camere su 10). E ieri, oltre 1.000 visitatori al Museo di Capodimonte, circa 1.500 in quello che custodisce i Tesori di San Gennaro. Sfortunate Sorrento, Ischia e Capri (80 per cento in media di prenotazioni) con tante disdette determinate dal cattivo tempo e dal blocco degli aliscafi. Ciliegina sulla torta, la tre-giorni con ‘Artecard’, servizio integrato di musei e trasporti che ha consentito oltre 10mila ingressi a museo Archeologico, Capodimonte, Palazzo Reale, Certosa di San Martino, Castel Sant’Elmo, Museo Madre, Città della Scienza e parco Archeologico di Cuma.
Insomma, la città non è disprezzata dai turisti, tutt’altro. Ma le cifre sono lontane anni-luce dal potenziale napoletano. ‘Trademark Italia’, società che si occupa di consulenza nel settore dell’ospitalità, mette una pietra tombale sulla Pasqua 2008 in Campania: ben al di sotto delle possibilità. Eppure la ‘Biutifil cauntri’ non demorde. ‘Monnezza a chi?’ è lo slogan del manifesto 6×3 che la Regione Campania sta piazzando all’uscita degli aeroporti italiani, sfruttando l’immagine di piazza Plebiscito, quella del Maschio Angioino e Castel dell’Ovo, tirati a lucido e con luci ad effetto.
‘Tanto i turisti solo quel giro fanno’: è il succo della spiegazione di questa strategia. L’assessore regionale al Turismo, cambiato da poco, è Claudio Velardi, l’ex spin doctor di Massimo D’Alema, riapprodato nella città natale proprio nei giorni della candidatura dell’ex premier a capolista del Pd in Campania. Velardi ha aperto un blog e ha fatto arrabbiare prima i cittadini, sostenendo dal palco della Fiera internazionale del turismo a Berlino che la città in fondo è pulita; poi i ristoratori campani, dicendo che sono troppo cari a fronte di un servizio non certo di lusso. Quisquilie, direbbe Totò.
In Regione spiegano che con una Pasqua così anticipata gli esperti già prevedevano una flessione di presenze, tant’è che molti tour operator cercheranno di rifarsi e recuperare il trend negativo di questo ponte con il prossimo, quello del 25 Aprile, che arrivando di venerdì potrà dare respiro al comparto turistico.
Ma se non c’è nulla di irrecuperabile, se la parabola delle presenze tra il Lungomare, Posillipo e Capri è tale e dunque soggetta a salite e discese, perché intorno a Napoli si avverte questo pessimismo? E si torna di nuovo alla ripida salita che porta su fino a Capodimonte e al panorama non convenzionale che si gode da quel sito e ai tanti belvedere che un turista non si aspetterebbe. La ‘Posillipo dei poveri’ sarà visitata solo da quei pochi che si prenderanno la briga di trovarla sulle mappe satellitari di Google: è esclusa da ogni itinerario ufficiale, dai bus di linea e pure i taxi non vogliono arrivarci.
La vergogna dei rifiuti ha tolto sì qualcosa, ma non ai turisti, cui restano Vesuvio, Mergellina, la pizza e una ‘guantiera’ di sfogliatelle ricce e frolle a buon prezzo, bensì ai napoletani, la cui autostima è giunta ai livelli del miglior Woody Allen (’un gradino sotto Kafka’).
Senza girarci troppo intorno: le conquiste di questi ultimi anni sono andate tutte a farsi friggere. Nel 1993 Mirella Barracco, signora dell’alta borghesia partenopea, inaugurava con ‘Napoli Novantanove’ la kermesse ‘Monumenti porte aperte’, poi diventata il celebre ‘Maggio dei monumenti’ fiore all’occhiello del Bassolino sindaco.
Oggi, 15 anni dopo, quell’evento è solo un’occasione per finanziare a pioggia associazioni legate ai partiti e di dubbia validità culturale. Il motto era aprire alla città i monumenti di qualsiasi strada, vicolo, piazza. E invece quest’anno nel ventre molle della metropoli non ci saranno ad esempio le visite guidate al rione Forcella, condotte gratuitamente facendosi largo tra auto in doppia fila, cassonetti dell’immondizia e guaglioni della camorra, disturbati da tanto ‘casino’ che impediva loro di spacciare alla luce del sole, senza problemi. E che dire della città del tufo, lo splendido Rione Terra di Pozzuoli, la terra del Mito amata da Omero e Virgilio? Quest’anno la ‘città porosa’ resterà off-limits: il mancato accordo tra il consorzio - che da anni assicura le aperture nei week-end del percorso archeologico - e la Regione Campania, ha portato di fatto alla chiusura della rocca, lì dove fino a quarant’anni fa vivevano i pescatori, poi ‘cacciati’ dall’imprevedibile bradisismo vulcanico. Di nuovo in tutto questo - parafrasando
Wlt Whitman - non v’è nulla. I napoletani continuano ad accontentarsi del gruppetto di giapponesi in piazza Plebiscito, la politica partenopea che scalpita per fuggire in Parlamento si dimentica dei rifiuti e se ne dimentica pure ‘Un posto al sole’, la soap opera di Raitre che di Napoli ricorda solo Palazzo Donn’Anna a Posillipo, il Lungomare e il bus simil-inglese a due piani per scarrozzare i turisti nel traffico. E Bassolino? Corre. Letteralmente, lo scrive nel suo blog: ‘Sono andato a fare Jogging a Marechiaro. A un certo punto, è venuta una tempesta di pioggia e grandine. Ma poi è tornato il sole’.
Buon per lui, ma nel dedalo di vicoli della città vecchia piove ancora.
Fonte: Quotidiano Il Firenze del 25 Marzo 2008





















