Miserie napoletane tra rom e camorra
Spranghe, molotov e roghi: è il linguaggio, inequivocabile, della camorra. È la risposta brutale a un problema sul quale lo Stato oscilla tra inefficienze assortite e gravissimi deficit strategici e di legislazione. Le ripetute aggressioni ai campi rom assumono, a Napoli, un significato peculiare, non hanno niente a che vedere con le ronde anti immigrati istituite al Nord: sono i clan che si sostituiscono all’autorità costituita, imponendo la loro legge violenta e ribadendo il loro protettorato sul territorio.
Illegalità storica, istituzionalizzata, contro illegalità diffusa e d’importazione, e la confusione cresce in misura direttamente proporzionale alla paura della gente, alla quale può stare perfino bene che i boss regolino la faccenda alla loro maniera. La regolamentazione dei flussi migratori e la risposta alla domanda di sicurezza ad essi collegata rappresenteranno il primo, vero, banco di prova per il governo che ieri ha ottenuto la fiducia della Camera.
Sul punto, è auspicabile che il clima di collaborazione bipartisan inaugurato dall’intervento di Berlusconi a Montecitorio non s’infranga sugli scogli di irrigidimenti ideologici. Ha ragione chi sostiene che l’unica strategia di lotta all’immigrazione clandestina è l’uso intelligente di quella regolare: è un principio di buon senso, prim’ancora che di corretta amministrazione. L’hanno applicato, con un certo successo, tutti i paesi europei chiamati a fronteggiare un problema epocale capace, da solo, di determinare trionfi e rovesci elettorali più delle incertezze sociali sollevate dai venti recessivi che soffiano sulle economie del Vecchio Continente.
È una partita dura, difficile, che il centrosinistra ha perso in maniera clamorosa: ha prima tollerato la situazione facendo finta di guardare da un’altra parte poi, sull’onda dell’emergenza, ha partorito soluzioni esclusivamente emotive. Sono nati i sindaci sceriffo, l’improvvisazione ha lasciato il posto al folklore e il problema è rimasto drammaticamente insoluto, mentre l’Europa si faceva beffe di noi. Ora è tempo di soluzioni strutturali. La più importante: adeguamento della legislazione alle mutate esigenze, e cioè certezza della pena (o dell’espulsione) per chi delinque (o è irregolare). E maggiore professionalizzazione degli apparati di sicurezza. Se c’è ancora, lo Stato batta un colpo. Perchè oltre ci sono solo le ronde. E la camorra.
Fonte: Quotidiano Il FIrenze del 15 Maggio 2008





















